Gli Stratovarius nascono nel 1982 dalla mente del batterista Tuomo Lassila, che vuole creare una band dal feeling oscuro, sulla scia di quanto fatto dai Black sabbath 10 anni prima.
Dopo alcuni demo di scarsissimo successo, la formazione della band cambia e finalmente si registra l’ingresso del talentuoso chitarrista Timo Tolkki, ancora oggi membro fondamentale della band finlandese, che va a sostituire Staffan Straehlman; insieme a lui arriva anche il bassista Jyrki Lentonen.
Così si assembra il primo nucleo stabile della band, che nel 1986 pubblica un demo di 3 pezzi che ottiene il successo sperato solo 2 anni dopo, quando finalmente la CBS li contatta per un contratto discografico.
Passa solamente un anno e la band dà vita al suo primo album, “fright night”; c’è da dire che in questi anni la band si è fatta influenzare dal nascente fenomeno del power metal, così questo disco (che riscuoterà per altro poco successo vendendo un numero esiguo di copie) risente di queste influenze (Helloween su tutti) che si vanno ad aggiungere al classico suono dark dei Sabbath dell’epoca di Ozzy.
Nel 1991 gli Stratovarius registrano il loro secondo album (dal titolo omonimo) su un etichetta indipendente, che registra un influenza sempre più massiccia da parte del power metal a discapito del sound dark della band di Iommi; anche questo disco vende pochissime copie, ma la svolta arriva l’anno successivo, quando la Shark ristampa il loro disco con artwork e titolo diverso.
Nasce così “twilight time”, il primo disco ufficiale della band, che riscuote un buon successo tra tutti gli amanti di metal raffinato di fattura melodica.
Il 1994 vede l’uscita di “dreamspace”, che vede l’ingresso in formazione di un nuovo bassista (Jari Kainulainen, ancora oggi tra le fila della band) e registra sempre maggiori consensi da parte del pubblico e della critica autorizzata.
L’anno successivo avviene un evento importantissimo per il futuro della band; infatti Timo Tolkki, che fino ad allora aveva anche cantato oltre a suonare la chitarra in modo più che discreto, decide di contattare un giovane e dotato cantante di nome Timo Kotipelto, che si rivelerà l’arma vincente della band.
Pochi mesi dopo arriva “fourth dimension”; abbandonate del tutto le atmosfere oscure, i nostri si concentrano su un power metal infarcito di tastiere ed arrangiamenti sinfonici dando il via ad una vera e propria tendenza in ambito metal, ed anche grazie alla voce del bravissimo Timo riescono finalmente a sfondare, vendendo moltissime copie.
Visto il successo, Timo & Timo decidono di sfruttare il loro momento d’oro, e dopo qualche cambio di formazione (Jorg Michael e Jens Johansson prendono il posto di Tuomo Lassila Anti Ikonen) arrivano a pubblicare solo un anno dopo il successore del fortunato “fourth dimension”, che risponde al nome di “episode”.
Se mai ci fosse bisogno di conferme, questo disco spazza via tutte le voci che vedevano gli Stratovarius come un fenomeno passeggero, dimostrandosi un platter incredibilmente affascinante che incrementa la matrice heavy del loro sound, ricreando un suono nello stesso tempo melodico, evocativo e devastante (basta sentire l’opener “father time” per convincersene); ma non è finita qui, infatti un anno dopo i nuovi eroi del filone power arrivano alla pubblicazione del capolavoro assoluto, che non dovrebbe mancare nella collezione di ogni buon metallaro, “visions”.
E’ impossibile trovare una sola caduta di tono in questo disco, qui trovano il posto classici ormai immortali per un genere intero, quali “black diamond”, “paradise”, “the kiss of Judas”, “legions” (e mi fermo qui per non nominare tutti i pezzi del disco”.
Ma proprio quando gli Stratovarius godono della meritata fama partendo per un tour acclamatissimo dal quale ricavano tra l’altro un ottimo live, qualcosa nella band si guasta e così arriviamo nel 1999 alle incongruenze commerciali di “destiny”, disco che si rivela troppo melodico e viene snobbato da molti fans, pur essendo di discreta fattura.
La magia nella band sembra essere ormai svanita quando si arriva un anno dopo alla pubblicazione di “infinite”, disco che recupera le potenti sonorità heavy del periodo di “episode” ma che, a parte qualche episodio particolarmente ispirato (su tutti “hunting high and low”, un autentico capolavoro) non convince.
Tra gli addetti ai lavori comincia a girare la voce di una crisi all’interno della band; gli Stratovarius a queste accuse rispondono con una mediocre raccolta contenente pezzi inediti e rari a nome “intermission”, disco che vuole essere un saluto ai fans prima di una lunga pausa che durerà circa 3 anni, durante i quali i singoli componenti della band avranno modo di dare vita a progetti paralelli e di riposarsi, prima di tornare a pensare alla loro occupazione principale.
Non ci resta dunque che aspettare per vedere se questa pausa che getta sugli Stratovarius l’ombra della crisi darà i suoi frutti, anche se è innegabile che la magia che aveva caratterizzato capolavori quali “episode” e “visions” sembra ormai perduta…
FONTE
http://www.rocklab.it/band.php?id=72
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