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I Sonic Youth di New York sono fra i gruppi che hanno osato di più nella storia del rock. Ma sono anche tra le formazioni più imitate degli ultimi vent’anni. Non si contano ancora oggi i loro discepoli (dai Blonde Redhead agli italiani Marlene Kuntz, solo per citarne un paio). A rivelarsi particolarmente influente è stato soprattutto il loro chitarrismo atipico, uno stile in cui - come sostiene il critico Eddy Cilia - “non vi è distinzione fra ritmica e solistica, perché tutto converge in un fluire (dis)armomico”.

I Sonic Youth si formano agli inizi degli anni '80, in piena “no wave”. Le loro ispirazioni sono principalmente la scena punk più estrema, qualche elemento di musica industriale e le assordanti sinfonie di Glenn Branca. Un repertorio messo in mostra già nell’Ep d’esordio, Sonic Youth (1982), che segna proprio un punto di contatto tra le musiche che li avevano influenzati. Il risultato è un suono sconnesso, dissonante fino alla cacofonia, che pulsa continuamente grazie all'incessante martellare della batteria (a quell'epoca picchiata da Bob Bert).L’anno successivo arriva l’album d’esordio Confusion Is Sex, rivoluzionario, estremo, orrorifico. Fondato su diversi elementi che si combinano alla perfezione: squilibrio psichico, apocalissi metropolitana, rumore metallico e percussività insistente. Lee Ranaldo, chitarrista, riproduce ogni tipo di rumore con distorsioni estreme, Thurston Moore (chitarra e voce) lo segue e lo completa, mentre Kim Gordon si dedica al sottofondo onnipresente insieme alla batteria, e poi sfodera la sua voce gelida. Si parte con l'urlo strozzato di "She's In A Bad Mood", sorta di anthem per internati che non riescono a far sentire la propria voce, per passare a brani gelidi come "Protect Me You", “Freezer Burn” e la cover degli Stooges di "I Wanna Be Your Dog", un urlo sconnesso su chitarre ovattate. Poi, il delirio di “Shaking Hell”, con la voce della Gordon che si staglia lancinante, perdendo progressivamente fiato, quasi il testamento di un condannato a cui viene stretta sempre di più la morsa attorno al collo. Ma il capolavoro del disco sta nell'incubo psicopatico di "Confusion Is Next". Il basso rappresenta la pulsazione continua, mentre il clangore distorto e cacofonico delle chitarre fa da sfondo a questo snocciolare progressivo di slogan. Poi, a un tratto, la solennità si trasforma in urlo sconnesso, e la percussività degli strumenti muta in un caos primordiale nel quale ognuno si sforza di fare più rumore possibile (sulla falsariga dei baccanali dei Velvet Underground). Ma la confusione è anche sesso. Sesso come piacere estremo, sesso violento, simulato dalle sventagliate assordanti e cacofoniche del genio di Ranaldo, che poi pone il suo sigillo al disco con la splendida "Lee Is Free", qualche minuto di totale squilibrio mentale. Confusion Is Sexè una pietra miliare dell'hardcore, della no wave, del noise rock. Nella versione su cd trova spazio anche l'Ep “Kill yr. Idols”, con la traccia omonima, e alcune istantanee delle esibizioni dal vivo, come la stupenda "Early American".Dal primo disco in poi, l'evoluzione stilistica non si fermerà mai. Infatti il secondo Lp, Bad Moon Rising (1984) si presenta come una lunga suite psichedelica, estrema e dissonante. La singolare fusione di stili fa pensare a un ideale incontro tra Grateful Dead e Velvet Underground. Il baccanale di “Death Valley 69” vede la collaborazione anche di un'altra poetessa della no wave di New York, Lydia Lunch, che insieme a Moore urla frasi sconnesse e incitamenti, in un crescendo thriller che però riporta più alla musica classica che al punk.Nel 1985 viene pubblicato Evol, altro ottimo album che fa leva soprattutto su melodie dolci e armoniose, lacerate però dalle chitarre scordate e dal canto urlato o appiattito di Moore o della Gordon. Si parte con la ballata "Tom Violence", con l'insistente pulsazione delle chitarre accordate/scordate ai limiti del clangore metallico, che fa da sfondo al racconto stralunato di Moore, che snocciola frasi come "my violence is a dream" in un tono trasognato. “Shadow Of A Doubt” è uno dei brani più memorabili, costruito sul tintinnio scarno di armonici di chitarra, in una atmosfera scura. La chiacchierata sensuale della Gordon è prima sommessa, poi lancinante. La musica cosmica affiora nell'allucinato racconto di "Star Power". Le distorsioni, quasi barrettiane, spalancano finestre su scenari lontanissimi in uno stato di mente sana. Il tono distaccato, tuttavia, sembra mantenere il contatto con un mondo terreno, piatto e gelido. Gli esperimenti dei primi dischi trovano un sentiero in cui incanalarsi nell'incubo paranoico di "In The Kingdom #19", con la lunga narrazione di Moore in stato di trance. “Green Light”, altra stralunata filastrocca, ricorda lo stile degli illustri antenati Velvet Underground. I Sonic Youth riescono a far emergere i sentimenti e le visioni da progressioni sonore che richiedono disperatamente umanità, come accade nello strumentale "Death To Our Friends", o in "Aecreet Girl". Poi, un altro capolavoro come l’omaggio (forse ironico) di "Marilyn Moore". E’ un lento ieratico, oscurissimo, che catalizza ogni tipo di percezione negativa nel canto sconnesso e macabro di Moore. E la summa di tutti i propositi del disco si trova nella narrazione epica di "Madonna, Sean Penn And Me". Solenne e maestosa nella prima parte, si riversa in un mare di distorsioni e di rumore purissimo. Etica nichilista e morte totale trovano un punto di incontro nei rumori soffusi, che diminuiscono sempre di più, fino al silenzio, che diviene simbolo di pace, e massima espressione musicale alla fine di tutto. I Sonic Youth sembrano pervenire a una forma-canzone stravolta, in una versione riveduta e corretta delle intuizioni dei Velvet Underground.

 

Sister esce l'anno successivo, ed è un disco che subito mostra la volontà di giungere a qualcosa di nuovo e compiuto. E’ un disco di ballate gelide ma emozionanti, come “Schizophrenia” e “Kotton Krown”, o brani aggressivi come “Stereo Sanctity”.

Moore e compagni provano a sperimentare arrivando a qualcosa di più definito e compiuto. E nel 1988 esce quello che rimane finora il loro capolavoro assoluto: Daydream Nation (doppio album dalla copertina particolare), che cela innanzitutto una sarcastica satira politica (con brani come “Total Trash”, “Teenage Riot”, che rimandano a proteste e slogan), ma soprattutto una compattezza sonora senza precedenti e uno sperimentalismo accurato, profondo ma non fine a se stesso. Ogni brano ha un inizio, uno svolgersi e un termine, scorrendo agevolmente senza rinunciare ad alcun tipo di escursione sonora. Il capolavoro "Trilogy" annovera tre momenti, il primo serrato, dissonante, dal testo allucinato e sarcastico, il secondo “Hyperstation” è invece immerso in un clima di squilibrio psichico. Un'atmosfera orrorifica sulla quale la chitarra ricama scale pungenti, mentre il finale “Eliminator Jr” è un hardcore distorto e suonato velocissimo. Trovano spazio poi nel disco inni generazionali come “Eric's trip” e “Hey Jony”, o ancora brani psichedelici come “Kissability” e “The sprawl”. “Silver Rocket” e “Rain King” sono brani dalle forti distorsioni, affidati alla voce di Moore, mentre in “Candle” la chitarra di Ranaldo si contorce e si arrotola su sé stessa fino all'inverosimile.

Dopo quest'opera di straordinaria compattezza, i Sonic Youth cominceranno ad abbassare la guardia. I dischi successivi sono inferiori ai capolavori degli anni '80. Già con Goo si avvertono segni di stanchezza. La Gordon canta con il suo registro piatto canzoni esistenziali come "Tunic" o "Kool Thing", che però non riescono ad aggiungersi al canzoniere dei classici del gruppo.

 

Negli anni 90 i musicisti hanno tentato più volte esperienze soliste, inaugurato una etichetta (la SYR) per una serie di Ep sperimentali realizzati con compositori d'avanguardia. Le idee sono sempre buone ed è sempre notevole la loro competenza nel trattare gli strumenti, ma non c'è più quel fuoco che ha tenuto accesa la creatività nei primi Lp. Dirty (1992) e Washing Machine (1999) spiccano sulle altre opere per il tentativo di rinverdire i fasti del passato, mentre A Thousand Leaves sembra voler aggiungere nuove soluzioni alle loro trovate.

 

NYC Ghosts And Flowers (2000) non aggiunge molto di significativo al loro repertorio, mentre qualche seno di ripresa viene dal successivo Murray Street (2002). Deviato, ma senza eccessivi colpi di scena, l'album racchiude i geni odierni di Lee Ranaldo e soci: l’ingegno ammaliante nel realizzare brani dove il rumore si fonde alla melodia, il saperlo fare esaltando ogni singolo istante, da quello d’avanguardia a quello meno obliquo, pur restando fedeli alle coordinate che da sempre caratterizzano la formazione newyorchese. Jim O’Rourke, ormai, è ormai entrato nell'organico della band e certe aperture, con vaghi e lontani echi pop, possono dipendere soprattutto da lui. Le iniziali “The Empty Page” e “Disconnection Notice” sono i tipici brani Sonic Youth per la voce di Thurston Moore: melodicamente grezzi, la frenesia sembra apparente, salvo giungere puntuale con le concrete deflagrazioni finali. Meno originale, ma sempre piacevole, la successiva “Rain On Tin”, in cui l’incessante (e mai eccessivo) muro sonoro finale, costruito sulle loro tipiche chitarre, ha il sapore di un “già sentito” che non dispiace riascoltare. Con “Karen Revisited”, traccia che supera i dieci minuti, l’album raggiunge uno dei suoi punti più alti: un’ipnosi deviata, ma accessibile, incontra la sua perfetta evoluzione nel momento in cui la trama delle canzone viene abbandonata e subentra quel rumore effettato che molti hanno tentato inutilmente di emulare. “Radicals Adults Like Godhead Style” appare, pur non dispiacendo, come una “Theresa’s Sound World” meno riuscita, mentre nelle conclusive “Plastic Sun” e “Sympathy For The Strawbery” è, finalmente, il turno della voce di Kim Gordon, stupenda nel passare dalla screziata schizofrenia del primo pezzo alla catartica dolcezza del secondo.

 

I Sonic Youth hanno scritto pagine importantissime nella storia del rock. Non sempre le loro intenzioni e visioni hanno trovato un riscontro effettivo su disco. Ma hanno indubbiamente contribuito a una rivoluzione nel modo di concepire il gruppo rock e nella maniera di suonarne lo strumento principe, la chitarra.

 

Sonic Nurse (2004) conferma una maggiore ricerca del riff limpido, dell'intreccio chitarristico elegante. "Pattern Recognition" è un potente brano pop, con Kim Gordon che canta alla sua solita maniera. Il placido ritmo di "Unmade Bed" ci introduce al primo brano cantato da Moore, con il suo bridge affidato a chitarre neanche troppo rumorose che ricordano quasi il Neil Young più elettrico. "Kim Gordon and the Arthur Doyle Hand Cream" fa fare alla bassista la solita parte della furastica alle prese con gli idoli giovanili di massa, un brano che vorrebbe dare uno schiaffo all'album, con gli spigoli sbilenchi delle chitarre, ma che si risolve anch'esso con il solito ritornello vecchio e decrepito. E' inutile a questo punto descrivere pezzi come "Stones" e "Dude Ranch Nurse", deja-vu noiosi e prevedibili, tra dissonanze consuete e intrecci di chitarra. Eppure, in conclusione, i nostri piazzano due brani che vale la pena ricordare: "I Love Golden Blue" ha un'introduzione quasi ambient, si trasforma poi in una musica in perenne tensione, estatica e eterea, dove Kim Gordon canta quasi sottovoce; anche quando farebbe presagire una scontata esplosione, la scelta è di frenarla in una stasi soffusa. Un brano in punta di piedi, che spiana la strada al pezzo conclusivo, dove Moore lancia questa specie di combriccola Crazy Horse in una ballata serena e quasi divertente. E pare di vederli sul palco, ondeggiare con le chitarre, spensierati e contenti, appropriarsi del passato dei classici americani. Se non suonasse troppo funebre, si potrebbe dire: vorremmo ricordarli così...

<DISCOGRAFIA>

Sonic Youth (Ep, 1982)
- Confusion Is Sex
(1983)
- Sonic Death
(live, 1984)
- Bad Moon Rising
(1985)
- Evol
(1986)
- Sister
(1987)
- Daydream Nation
(1988)
- Mini Plot
(1989)
- Goo
(1990)
- Dirty
(1992)
- Experimental Jet Set, Trash

   & No Star (1994)
- Made In USA
(1995)
- Washing Machine
(1995)
- Live In Texas
(1996)
- A Thousand Leaves
(1998)
- NYC Ghosts & Flowers
(2000)

- Murray Street(2002)

- Sonic Nurse(2002)

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