I Ramones hanno rappresentato, senza dubbio, una delle formazioni più rivoluzionarie e influenti nel panorama rock degli ultimi decenni. Non furono mai del tutto appartenenti al fenomeno "punk", cui vengono ricondotti, ma, a detta di personaggi come Lydon o Strummer, meritano a pieno titolo il riconoscimento di esserne stati tra i primi e maggiori ispiratori. L'avventura musicale della band newyorkese comincia nel marzo 1974 quando, per la prima volta, i Ramones si esibiscono dal vivo. Il nome della band è tratto, forse come omaggio, da un vecchio pseudonimo di Paul McCartney e ogni componente lo sostituisce al proprio vero cognome. La primissima formazione è composta di tre soli membri: inizialmente, Jeffrey Hyman, in arte Joey "Ramone", è, oltre che cantante, preposto alla batteria; alla chitarra e al basso militano gli altri due "falsi fratelli" Johnny e Dee Dee "Ramone".
Qualche mese più tardi, la formazione ridefinisce l'organico, diventando definitivamente un quartetto con l'approdo di Tommy "Ramone" alla batteria e, nell'agosto dello stesso '74, debutta per la prima volta al CBGB's, inaugurato l'anno precedente: i Ramones presto si collocano, insieme al Patti Smith Group, Television, Blondie, e in seguito Talking Heads e altri, tra i gloriosi alfieri di quel piccolo e inizialmente anonimo locale della Grande Mela che presto sarebbe diventato il celebre e pittoresco tempio della new wave, frequentato anche da intellettuali ed esponenti di spicco dell'undergound newyorkese quali Lou Reed, John Cale e Andy Warhol.
Sono così, per la band, gli inizi di una lunga carriera che, durata più di venti anni e travagliata da alcuni cambiamenti d'organico, si è definitivamente conclusa nel 1996, un anno dopo l'uscita di Adios Amigos,ultimo dei ben quattordici album registrati in studio dai Ramones. In questo lungo arco di tempo, la band non ha mai modificato, ma semmai affinato, la fortunata ricetta che, sin dall'inizio, ne ha determinato il duraturo successo: brani veloci, semplici e orecchiabili, a metà strada tra frizzante rock 'n' roll, pop e surf-rock stile sixties; con l'aggiunta di alcune ballate e di qualche gustosa cover, riscoperta e brillantemente rielaborata in chiave moderna.
Ad ascoltarli a distanza di più di due decadi, i loro dischi mantengono intatta, come pochi altri, la freschezza originaria e sono ancora di grande attualità; i Ramones sono diventati tra le rock-band più tributate di tutti i tempi, fino alla recente, seppur un po' deludente, compilation-tributo We're a happy familiy (2003), che vede la partecipazione di artisti di fama internazionale quali, tra gli altri, Eddie Vedder, Tom Waits, U2, Metallica, Red Hot Chili Peppers. Inoltre, è davvero grande il numero di band attuali, più o meno note, che in giro per il mondo si ispirano ai Ramones o che si divertono, ed è forse il termine appropriato, ad eseguire cover del famoso quartetto. Al nostro orecchio ormai assuefatto ai numerosi emuli, forse sfugge, però, la novità che dovette rappresentare la musica dei Ramones alla metà degli anni '70: ancora giovanissimi, furono i primi a dar vita a qualcosa di davvero rivoluzionario, un rock 'n' roll d'avanguardia che, dopo essere stato assunto e rielaborato dal punk e da certa new wave, avrebbe determinato profonde conseguenze nella storia del rock tout court.
Quello dei Ramones fu un consapevole tentativo di recuperare le radici profonde di una tradizione rock che, alla metà degli anni '70, sembrava aver perso parte della vitalità originaria dei '50 e dei primi '60; ma, lungi dell'essere un ritorno al passato, questo tentativo non poteva che comportare anche un rinnovamento profondo delle strutture attuali.Il rigetto del passato, la volontà di dar vita a qualcosa di nuovo, prese la forma di una totale messa in discussione dei valori più condivisi del rock mainstream, a cominciare dalla stessa icona della "rockstar": i Ramones introdussero un "anti-look" che, esagerando fumettisticamente la quotidiantità, diventò a sua volta un originale look, composto da giubbotti di pelle, t-shirts aderenti, jeans strappati e scarpe da tennis, che sembrava, nel suo aspetto caricaturale, burlarsi di tutto e di tutti. Ma la dissacrazione fu maggiore dal punto di vista strettamente musicale; con le parole di Tommy: "Abbiamo trasportato il suono del rock in un mondo psicotico e lo abbiamo concentrato in una sottile linea di energia. In un'epoca di rock progressivo, con le sue complessità e i suoi contrappunti, noi avevamo una prospettiva di non-musicalità e di intelligenza che prendeva il sopravvento sull'abilità musicale". Si trattava, quindi, non tanto dell'abbandono della tecnica musicale, quanto piuttosto del deliberato rifiuto di un tecnicismo che, negli anni '70, diventava spesso fine a se stesso a discapito di quello che, a volte, non riesce con questo a conciliarsi: la ribelle spontaneità giovanile, l'immediatezza comunicativa, la volontà di divertire e divertirsi. La strada per la democratizzazione del rock era così definitivamente aperta: dopo i Ramones, chiunque poteva farlo. Le prime canzoni dei quattro, dalla durata media di due minuti, erano originariamente caratterizzate da pochi accordi inquadrati in un "muro" di chitarra distorta, una sezione ritmica pulsante, da pochissimi abbellimenti, e dalla voce infantile, per la verità molto particolare, di quell'eterno teenager che era il leader Joey, scomparso nel 2001 (l'anno dopo è uscito un suo album postumo da solista, Don't worry about me).I testi delle canzoni, di una demenza ai limiti del delirio verbale, mostravano il totale disimpegno come l'impegno costante della band nel rifiuto di quella serietà che si addice a un "vero" musicista: in una surreale atmosfera da cartoon, i Ramones cantavano di nevrosi giovanili e insanità mentali, del sole californiano, di mazze da baseball e sciocchi amori adolescenziali. Il loro slogan era il demenziale "Gabba Gabba Hey!". E la parola d'ordine era una sola: "Fun". Sempre e comunque.
Sono queste le premesse alla base dello storico primo album, Ramones, uscito nel 1976, che ospita brani celebri come "Blitzkrieg bop", "Beat on the brat", "53rd & 3rd" e "I wanna be your boyfriend": in appena mezz'ora di durata, è un esordio fenomenale, che lascia quasi senza parole pubblico e critica del tempo. Sembra ci si trovi di fronte ad una sorta di "anno zero" del rock, tale è la brillante essenzialità e l'irriverente semplicità del progetto: il pubblico dell'epoca, disorientato, si divide e i quattro sono visti come dei geni o come dei buffoni o, in alcuni casi, come entrambe le cose insieme. Quello dei Ramonesè un rock scarnificato e ridotto all'essenziale, ritmo pulsante e coinvolgente che non lascia più tempo per pensare, per riflettere, per godere della stessa musica; sono le canzoni di una quotidianità impazzita, di una società che va sempre di fretta e in cui anche la musica non può essere più quella di prima, ma è profondamente immersa e partecipe di quella vita metropolitana caotica e frammentata che essa rispecchia e, con sguardo divertito, esorcizza.
Usciti nello stesso anno seguente, il secondo lavoro, Leave Home (1977), forte di tracce come "Glad to see you go", "Oh, oh, I love her so", "Suzy is a headbanger", e il terzo, Rocket to Russia (1977), con brani trascinanti del calibro di "Rockaway Beach", "Sheena is a Punk Rocker", "Cretin hop" e la più pacata "Here today, gone tomorrow", non smentiscono minimamente la filosofia degli esordi, ma la confermano e la perfezionano, curando maggiormente gli arrangiamenti.
E' il biennio '76-'77 il periodo in cui i Ramones vengono associati all'esplosione su larga scala del fenomeno "punk" ed esaltati come suoi maggiori precursori, in particolare dopo che, durante il concerto al Roundhouse di Londra il 4 luglio 1976, il loro primo fuori dagli States, i quattro entusiasmano a tal punto i componenti di Clash, Pistols e altri esponenti della scena cittadina, che li inducono a rivedere i propri punti di vista. Furono infatti proprio i Ramones a portare a Londra quella ventata di novità, solo grazie alla quale l'underground di New York Dolls e Richard Hell, importato da Malcolm McLaren, e il pub-rock londinese, entrambi fenomeni nuovi ma non radicalmente innovativi, compirono quel "salto" per dar vita a qualcosa di veramente diverso dal passato: nasceva il movimento punk, grande sintesi di elementi in conflitto.
In realtà però, al "punk", i Ramones non appartennero mai del tutto e, in parte, quel movimento forse fu addirittura un freno alla loro carriera: in loro non c'era spazio alcuno per l'inquietudine autodistruttiva dei Sex Pistols, per l'impegno sociale dei Clash o l'atmosfera alienata e decadente di Siouxsie e dei Damned. Allo slogan del "no feelings", sancito dal titolo di un pezzo dei Sex Pistols, i Ramones contrapponevano sin dall'inizio "I wanna be your boyfriend", in cui si canta di una "sweet little girl"; al nichilismo i Ramones sostituivano la strafottenza e il disimpegno, all'angoscia esistenziale una sorta di energia positiva che la loro musica sembrava emanare, nonostante la dissacrazione che proponeva. Del punk-rock, però, i Ramones condivisero, oltre che la struttura compositiva, che per molti versi anticiparono, sopratutto l'ansia di novità, quell'esigenza di svecchiamento di cui furono tra i primi e geniali catalizzatori sia in patria sia all'estero. Che questa esigenza fosse largamente condivisa, è dimostrato dall'alquanto rapida ascesa della band newyorkese che, a partire da quel lontano 1974, ha trascorso buona parte della propria carriera in tournée (nell'ordine di oltre 2200 concerti): come pochi altri, i Ramones furono infatti un gruppo che visse del contatto con il proprio pubblico, sempre più numeroso. Ne è fedele testimone It's Alive, un live album uscito nel 1979 (Londra, 31 dicembre 1977) che, sintetizzando la prima fase della band, mostra come la loro vitalità fosse ancora tutt'altro che sopita.
Con il quarto album, Road to Ruin (1978), che vede l'arrivo alla batteria dell'ex Voidoid Marc Bell, il gruppo avverte però una certa maturazione in cui, mediante alcuni pezzi più lenti e curati, ma non per questo meno efficaci e immediati, vengono maggiormente esaltate le mai rinnegate inclinazioni pop della band, sollevando però anche qualche critica tra alcuni fans. Nello stesso '78, i Ramones cominciano le riprese per un film che ha come protagonisti se stessi; la pellicola, intitolata rock 'n' roll high school, esce l'anno seguente insieme alla colonna sonora. Gli album che seguono, End of the Century (1980), impreziosito dalla produzione di Phil Spector, e Pleasent Dreams (1981), confermano il parziale mutamento di prospettiva in direzione pop: "Do you remember rock 'n' roll radio?" dal primo, "We want the airwaves" e la dolce e struggente ballata "7-11" dal secondo, restano comunque tra gli episodi più riusciti dell'intera carriera della band.
Nel corso degli anni '80, la formazione alterna momenti in cui accusa, anche per delle crisi interne, una certa ripetitività e mancanza di inventiva, ad improvvisi e brillanti lampi compositivi; su tutti, "Daytime dilemma", "Howling at the moon" e "Chasing the night" in Too tough to die (1984), "She belongs to me" e sopratutto "Something to believe in" (che per un soffio non vince l'Oscar per il miglior clip) in Animal boy (1986). Nel 1989 esce Brain Drain, il decimo album, in cui spicca la presenza di "Pet Sematary", brano principale della colonna sonora dell'omonimo film ispirato al romanzo di Stephen King, da sempre grande fan della band newyorkese.
Il lavoro successivo, Mondo bizarro (1992), nonostante lamenti la dipartita del bassista Dee Dee, è, in qualche modo, una rivelazione inattesa per una formazione con ormai tanti anni alle spalle: i Ramones appaiono quasi ringiovaniti, sembrano aver recuperato una propria forma migliore e aver trovato un buon equilibrio, nonostante i recenti contrasti interni; il disco ospita, insieme altri episodi significativi, la splendida "Poison heart", scritta dal dimissionario Dee Dee e con pieno diritto di entrare tra i vertici compositivi della formazione. Degno di nota è anche il successivo Acid Eaters (1993), ottimo cover-album che racchiude in sé il meglio del repertorio anni '60 (da Bob Dylan a Eric Burdon, dai Jefferson Airplane ai Creedence, dagli Stones agli Who, fino agli immancabili Beach Boys).
Da Rocket to Russia in poi, nei dischi dei Ramones si apre, di solito, un piccolo spazio per uno o due pezzi più pacati e intimistici in cui l'euforia sembra stemperarsi in una tenue malinconia dal sapore dolce-amaro, e in cui si accenna alla giovinezza che si allontana, al tempo che fugge e che porta con sé il ricordo di amori perduti. Allo stesso modo dei personaggi dei fumetti, che mai mutano, sembrava che Joey e compagni volessero restare sempre uguali, e la loro musica, rimasta fedele alle origini, era forse anche un modo di esorcizzare quel trascorrere che pur affiorava timidamente in alcune loro canzoni: ma se i quattro si burlavano persino del tempo, quest'ultimo, si sa, non risparmia nessuno. Adios Amigos, l'album di addio dei Ramones, si apre con una cover il cui titolo non potrebbe essere più appropriato: "I don't wanna grow up" è forse l'ultima protesta del bambino interiore che non si rassegna, proprio no, a dover crescere ed affrontare la vita in modo serio e responsabile; è una rivendicazione della volontà di divertirsi senza pensieri, di giocare con la musica, di essere giovani. Ancora un'ultima volta.
ONDAROCK.IT
Francesco Paolo Ferrotti
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