CAPO D'ORLANDO- MAURIZIO MICALE ABBANDONA IL FABBRICATO DOPO LA REVOCA DELL'ORDINANZA ABBATTIMENTO
Il sindaco di Capo d’Orlando, revoca l’ordinanza sindacale con la quale ordinava la demolizione di un rudere , a rischio crollo e l’ imprenditore Maurizio Micale, che lo occupava da quasi quindici giorni per evitare il suo abbattimento abbandona il fabbricato. Ma ad indurre il primo cittadino di Capo d’Orlando Enzo Sindoni a revocare l’ordinanza non è stato l’azione dell’imprenditore paladino la cui famiglia dal 1947 ne ha il possesso ed ora Lui ne reclama la proprietà bensì la Regione Siciliana , proprietaria dell’immobile.
La Presidenza della Regione infatti ,alla richiesta del sindaco di mettere in sicurezza l’immobile di via Andrea Doria, angolo via delle Filande, ritenuto dai tecnici comunali non solo a rischio crollo ma anche pericoloso per l’igiene pubblica, pur se tardivamente rispetto alla richiesta di palazzo Europa, ha fatto sapere di aver autorizzato l’ingegnere Capo dell’Ufficio del Genio Civile di Messina ad eseguire gli interventi di somma urgenza ritenuti necessari ed indifferibili per la salvaguardia della pubblica e privata incolumità. Così lunedì mattina un tecnico del Genio si è recato in loco per una ricognizione e molto probabilmente già in settimana l’Ente tecnico statale interverrà. Non si sa se la scelta sarà quella di mettere in sicurezza il rudere od addirittura di demolirlo. Scelta questa che si scontrerebbe nuovamente con gli interessi di Maurizio Micale, l’imprenditore del settore del legname di 56 anni che ne detiene il possesso, tanto da possederne anche le chiavi d’entrata. Sino ad una decina di anni fa il fabbricato ospitava il deposito di legnami della famiglia Micale poi l’attività fu chiusa ed anche lo stabile andò in degrado; ora sono rimasti solo le mura esterne e quelli divisori interni .
Due anni fa Micale avviò un’azione di usucapione nei confronti della Regione siciliana. Anche Micale , prima della occupazione , evidenziò al Comune paladino la sua figura di pretendente alla proprietà del fabbricato e contemporaneamente, con una relazione di un ingegnere del luogo , di aver messo in sicurezza il rudere. Tutto inutile poiché operai e ruspa si presentarono lo stesso sul lungomare pronti ad abbattere il manufatto. Solo l’azione imprevista dell’imprenditore costrinse la squadra di operai a desistere. Durante l’occupazione , Micale temendo l’arrivo della ruspa, ha dormito all’interno del rudere, sistemato in un sacco a pelo, chiedendo nel contempo al Tar l’annullamento dell’ordinanza sindacale.